Di origine romana Vetto deve probabilmente il nome al latino “vectus” che significa condotto, trasportato, forse per segnalare il ruolo importante della località nel sistema viario dell’epoca.
Comune matildico, fu ceduto in feudo ai Conti Della Palude che ampliarono le proprietà all’alta valle del Tassobbio, e poi agli Este sotto il cui dominio governarono i Terzi, i Vallisneri e altre famiglie.
Fu costituito in comune nel 1859 aggregando diverse ville del territorio.
Nel capoluogo è interessante la Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Lorenzo, più volte rimaneggiata, ma che conserva ancora alcuni oggetti di pregio. Vicino al capoluogo, sul greto dell’Enza, i resti del Pontaccio, forse di epoca medievale, ormai abbandonati.
A Gottano è bello l’assetto del borgo stretto intorno alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo.
Splendidi i borghi dell’alta Valle del Tassobbio: da Santo Stefano, a Pineto,, a Legorecccio fino al Castello di Crovara di cui restano pochi ruderi e bellissimo in questa zona anche l’ambiente naturale.
Va citata in particolare a Legoreccio la Corte dei Dalla Palude, bella residenza padronale splendidamente conservata teatro dell’eccidio di 27 partigiani durante la Resistenza.
Vicinissima alla Corte c’è la casa a torre dei nobili Tirelli Prampolini di Reggio Emilia che ne hanno curato il restauro che ha portato alla luce elementi quattrocenteschi come l'antico portale e bassorilievi di vario genere.
Al Castellaro un’altra casa a torre del cinquecento di proprietà della famiglia Rabotti.
Spigone conserva un tratto di via selciata matildica, Tizzolo ha un bell’oratorio come al Sole; Rodogno si caratterizza per l’assetto del borgo e poi Piagnolo, Groppo, Rosano, Nuvolo, Cola, ognuno con qualche particolare di interesse.
Testi gentilmente forniti dall’Ufficio Stampa della Comunità Montana dell’Appennino Reggiano