La prima citazione di "Bagisium" si trova nella "Vita Mathildis" di Donizone da Canossa.
Baiso era a quell’epoca feudo della famiglia Baisi (o Da Baiso) legata ai Canossa e alla Chiesa da cui ricevette ampi possedimenti in Val di Secchia.
Dal 1256, ridottasi fortemente l’ampiezza del feudo, Baiso divenne proprietà dei Fogliani che, con alterne vicende, lo tennero fino al 1472 quando fu annesso ai domini estensi per restarvi fino al 1553.
Dopo un secolo circa di vicende alterne fu affidato nel 1641 alla giurisdizione dei Levizzani a cui rimase fino al 1796 quando divenne comune autonomo per pochi anni.
Infatti nel 1807 fu annesso a Carpineti fino al 1859 quando il decreto Farini ricostituì il Comune di Baiso con uno stemma araldico che raffigura un castello diroccato su colline sovrastante una chiesa.
In effetti gli edifici di maggiore interesse del capoluogo comunale, posto a 540 m. s.l.m. in zona panoramica che domina da un versante la Valle di Secchia e dall’altro la Valle del Tresinaro, sono il Castello e la Chiesa di San Lorenzo che risale al XII sec., ma che ha subito sostanziali rimaneggiamenti in diverse epoche.
Il Castello, forse risalente al XII sec., dopo essere stato in proprietà ai vari feudatari del territorio, fu acquistato nel 1903 dal noto critico d’arte Adolfo Venturi che lo fece restaurare; in seguito fu colonia montana del Comune di Guastalla e infine fu acquistato dal noto giornalista e critico cinematografico Pietro Bianchi che lo trasformò in signorile residenza.
Di interesse, nelle borgate del comune, alcune "case a torre", che risalgono generalmente al cinquecento, che testimoniano la diffusione della presenza di proprietà terriere importanti e di una agricoltura produttiva (Visignolo, Case Braglia, Tresinaro, Colombaia).
Rivestono particolare interesse anche alcuni borghi : San Romano, con una bella chiesa del XVI sec., Visignolo, San Cassiano.
Ancora oggi l’agricoltura, con la produzione del parmigiano-reggiano, rappresenta il punto forte della economia del comune, accanto alla produzione di piastrelle ceramiche nel fondovalle Secchia che si connette immediatamente al distretto ceramico di Sassuolo.
Non a caso nel territorio comunale sono ancora attive importanti cave di terra che rappresenta la materia prima per la produzione delle ceramiche.
Testi gentilmente forniti dall’Ufficio Stampa della Comunità Montana dell’Appennino Reggiano